Governance BI

Migrazione automatica

La sfida della conversione da UNV ad UNX

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Ogni nuova versione introduce cambiamenti strutturali. Alcuni elementi che per anni hanno rappresentato uno standard semplicemente non trovano più spazio nel nuovo modello, perché la piattaforma evolve e cambia il modo in cui certe componenti devono essere progettate e utilizzate.

Con SAP BI 2025, il cambiamento tocca direttamente il layer semantico. Gli universi UNV non sono più utilizzabili nella nuova versione.

Questo articolo nasce per chiarire cosa significa, in concreto, gestire questo cambiamento: come funziona il processo nella pratica e cosa succede quando lo si applica su piattaforme SAP BO di dimensioni reali.

Come convertire UNV → UNX (e aggiornare i report)

1) Convertire l’universo (UNV → UNX)

Si apre l’Information Design Tool (IDT), si seleziona l’universo UNV e si avvia la funzione Convert Universe.

A conversione completata, l’UNX va controllato e validato:

  • verificare connessioni e credenziali
  • ricontrollare contesti e join
  • individuare oggetti che non si sono convertiti correttamente

Fin qui, nulla di drammatico.

Poi ci sono i casi più complessi:

  • universi Multi Data Source
  • non più accettabili in SAP BI 2025
  • da spacchettare in più universi Mono Data Source

È un lavoro più lungo, ma alla fine si arriva al risultato: gli universi UNX sono pronti e pubblicati.

2) Aggiornare i report (Change Data Source)

Gli universi sono stati convertiti, il lavoro sul layer semantico sembra concluso, ma i report Web Intelligence continuano a puntare al vecchio UNV.

Questo significa che ogni report deve essere riaperto e aggiornato manualmente, eseguendo il Change Data Source e sostituendo il riferimento al nuovo UNX, seguendo sempre la stessa sequenza di passaggi:

  • Aprire il report: accedere al documento Web Intelligence interessato
  • Eseguire il Change Data Source: avviare la procedura di sostituzione della fonte dati
  • Sostituire il riferimento: passare dal vecchio universo UNV al nuovo UNX
  • Validare il report: verificare che query, oggetti e risultati siano corretti
  • Salvare: rendere effettiva la modifica

Letto così, il flusso è chiaro e non presenta particolari criticità.

Il punto è che questo stesso insieme di passaggi non viene eseguito una volta sola. Deve essere ripetuto in modo consistente su tutta la piattaforma, senza variazioni e senza perdere il controllo.

Ed è qui che il contesto cambia davvero. Non perché il processo sia complesso, ma perché la piattaforma non è piccola. In ambienti SAP BO costruiti e stratificati nel tempo, lo stesso flusso si moltiplica rapidamente.

Improvvisamente parliamo di:

  • migliaia di universi
  • decine di migliaia di report WebI
  • fino a 120.000 Change Data Source

A questo punto il tema smette di essere un dettaglio operativo e diventa un problema di scala..

Quando la scala cambia tutto: l’automazione come unica via

È in questo punto preciso che entra in gioco Databreeze.

Non come scorciatoia, ma come cambio di approccio.

Databreeze non tratta la conversione UNV → UNX come una sequenza di task isolati. La tratta come un unico processo governato, dall’inizio alla fine.

In pratica:

  • si collega direttamente alla piattaforma SAP BI
  • analizza tutti gli universi UNV
  • li converte in UNX in modo massivo
  • gestisce i casi complessi, inclusi i Multi Data Source
  • costruisce il lineage completo tra universi e report
  • apre automaticamente i WebI coinvolti
  • applica il Change Data Source dal vecchio UNV al nuovo UNX

Quello che, in un approccio manuale, si traduce in decine di migliaia di operazioni ripetute, nell’apertura continua dei report e in settimane — spesso mesi — di lavoro distribuito su più persone, con Databreeze diventa un unico flusso automatizzato. Un processo tracciabile, ripetibile e costantemente sotto controllo, pensato per funzionare alla scala reale della piattaforma.

Non perché il processo sia cambiato. Ma perché è cambiata la scala con cui viene gestito.

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